italia/politica

Grand challenge

Credo fermamente nella democrazia in Italia, ci credo con la ragione e con il cuore. Credo nel grado di maturazione civile degli italiani e nel discorso pubblico e condiviso. Credo nella pedagogia. Perché non può esistere la democrazia senza pedagogia e la pedagogia senza democrazia.

Goffredo Parise, riportato da Antonio Pascale

Attention conservation notice: pippone lungo, bacchettone e banale sullo stato della democrazia in Italia (circa).

In questi giorni in cui la scena politica italiana ha finalmente preso un’insolita accelerazione, sono in tanti a chiedersi quale sia la migliore opzione per il futuro prossimo. Ricorrere a un cosiddetto governo tecnico rassicurerebbe i mercati (a quanto pare), il Quirinale (senz’altro), ma sorprendentemente anche molti elettori. L’Italia è un paese dove la partecipazione al voto è comunque alta: i nostri vicini svizzeri e tedeschi se lo sognano l’80% delle nostre politiche del 2008. Eppure, a sentire i sondaggisti, gli italiani sarebbero ben lieti di un nuovo governo che si insedi senza che si torni al voto, guidato da un tecnico (sarebbe meglio dire da un tecnocrate). Alcuni partiti si preparano a difendere a spada tratta il diritto al voto e la necessità che siano gli elettori a esprimersi come indiscutibile principio di democrazia (e di conseguenza il ribaltone come tradimento della volontà popolare etc. etc.). Basterebbe leggersi la Costituzione per bollare questi come semplici slogan e ignorarli (Repubblica parlamentare).

Eppure qui ci troviamo davanti a una questione più complessa. Ignoriamo per un momento il dettato della Costituzione oppure immaginiamo che non ci si metta d’accordo sul nuovo governo. Ci fidiamo di tornare a votare? Personalmente no, non molto, ma perché? Certo, la legge elettorale ci mette il suo, e poi c’è la nostra sfiducia negli attuali politici. Di conseguenza il pensiero di ritrovarci la stessa classe dirigente di inetti che si vorrebbe mandare a casa ci sconforta (io non vorrei riassistere a un “Gabriella Carlucci contro i premi Nobel”).

Eppure vado oltre, a costo di dire una cosa scandalosa. Anche con il migliore sistema elettorale, io, oggi, ho paura di far votare i miei connazionali. Non credo affatto di essere un antidemocratico, ma osservo tanti danni che si sono accumulati in questi anni che non credo che basti un voto a ripartire.

Tra le tante cose che mi hanno colpito negli ultimi mesi, la manifestazione del 14 ottobre a Roma. Non soltanto per gli scontri: una parte comunque minoritaria che non si riconosce affatto nel sistema ed è disposta anche a distruggere credo ci sia sempre stata. È già più preoccupante l’estensione del secondo anello, quelli che non partecipano direttamente ma sono pronti a difendere i “neri”, però non avendo partecipato, non sono nemmeno in grado di quantificare questa parte.

Ma quello che mi spaventa di più sono state due cose che ho osservato dopo la manifestazione. Ho visto le interviste ad alcuni “indignati italiani”, nemmeno tanto giovani. Con sforzo l’intervistatore ha cercato di tirar fuori un concetto che fosse uno da questi che pure accettavano di farsi intervistare e vedere in televisione. “Contro cosa o contro chi ce l’avete? Il sistema. Quale sistema? Le banche, i politici, tutti. Questo sistema che ci soffoca. E cosa proponete?” Il nulla totale. Le mie assemblee d’istituto al liceo avevano più contenuto. Eppure ce ne sarebbero di cose per cui lottare!

La seconda invece è il video che si è visto il giorno dopo: Pannella che andava in piazza, forse a sondare gli animi, forse alla ricerca di visibilità. Non aveva messo in conto le urla, le maleparole e gli sputi che si è preso. Lui ha risposto a tono a molti di quelli che lo insultavano (non c’è che dire, il vegliardo è rock). Si può essere arrabbiati quanto si vuole verso i politici, e anche verso i radicali, ma ce ne vuole a sputare in faccia un uomo di ottant’anni.

Quindi cosa facciamo, aboliamo il suffragio universale? No, ricostruiamo. Grand challenge, senza dubbio. Molto probabile fallire. Ma so anche che è una di quelle cose che, se riescono, cambiano per sempre il volto della società. Sì, a mio avviso questo è quello che si dovrebbe fare. Quale sarà il prossimo governo è solo uno dei tanti prossimi passi. L’obiettivo finale è cambiare il volto e l’assetto della società italiana.

Annunci

4 thoughts on “Grand challenge

  1. caro z
    diciamo la verita’… esiste una voce reazionaria in molti che sussura “non e’ giusto che il mio voto valga come quello di certi bifolchi”. Pero’ si ha paura a dirlo e allora si continua a sperare in questa famosa pedagogia, nel sole dell’ avvenir che portera’ luce sulle coscenze…
    Non so pero’ se avremo tutto ‘sto tempo a disposizione per la ricostruzione.

    “Anti-intellectualism has been a constant thread winding its way through our political and cultural life, nurtured by the false notion that democracy means that ‘my ignorance is just as good as your knowledge” Isac Asimov

    • Verissimo. E la voce non è sempre venuta dalla parte “reazionaria”: oggi ad esempio in Italia è la sinistra (in parte) a non voler andare al voto, e parte della destra invece non fa altro che urlare “Alle urne!”. Consiglio comunque la lettura di Pascale, aggiorno con un link la citazione.

  2. La sinistra non vuole andare al voto, perche’ e’ alla frutta e non ha idea di come mettere in piedi una squadra. A me sta’ pure bene un governo di tecno-geriatri che evita una bancarotta modello Argentina, ma almeno riconosciamo che il PD non vuole le elezioni perche’ teme di perderle…

  3. Perché sono (quasi) tutti d’accordo col non andare a votare?
    La cattiva gestione, non certo il pur deprecabile lassismo morale, ci hanno portato al punto in cui un qualsiasi governo per salvare la baracca dovrebbe portare avanti riforme che graveranno su (si spera) tutti. Nessuno potrebbe portare avanti una campagna elettorale dove agli italiani si chiedessero principalmente sacrifici a causa dei malgoverni precedenti (soprattutto quelli di destra, ma anche quelli di sinistra). Questo perché in Italia manca il senso civico e la coesione nazionale che invece esiste in un Paese come gli Stati Uniti, dove il giorno dopo le elezioni il Presidente è immediatamente il Presidente di tutti, vedi caso Al Gore che è stato letteralmente derubato della vittoria, eppure per “senso dello Stato” e di responsabilità (concetti spesso abusati dalle nostre parti) ha “glissato” immediatamente.
    Da noi gli sconfitti passano il tempo dell’opposizione a cercare di delegittimare l’avversario, tanto a sinistra quanto a destra. 
    Per queste ragioni sono tutti ben contenti di far fare questo lavoro sporco a un “esterno” o tecnico (esclusa, apparentemente, la Lega, che ha una strategia tutta sua e probabilmente ben disegnata in vista delle prossime elezioni). Nessun politico potrebbe portare avanti un programma di governo come quello necessario ora. Ed è necessario se si vuole restare dentro il sistema capitalistico, di cui il sistema finanziario è, da sempre, una componente fondamentale. Che poi forse oggi abbia preso un potere troppo grande è una conseguenza dell’evoluzione (naturale?) che ha subito il sistema. 
    Poi possiamo pire discutere se vogliamo uscire dal “sistema” ma anche io, come gli indignati, di grandi proposte alternative non ne ho…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...