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Si stava meglio quando si stava peggio

Qualche giorno fa la trasmissione “Le Iene”  ha trasmesso un servizio sui filtri antiparticolato  (disponibile qui)  la cui sottile conclusione e’:  il particolato di una volta quello si’ che era buono. Non quello di adesso!

Andiamo con ordine. Tra i vari inquinanti prodotti dai veicoli diesel (ultimamente c’e’ qualche preoccupazione anche per i recenti motori benzina a iniezione diretta)  c’e’ il famoso particolato,  per intenderci quello che spesso costringe i sindaci a promuovere  le famose domeniche senz’ auto.   Per risolvere questo problema è stato  introdotto un limite più severo per questo inquinante: nei veicoli passeggeri si è passato da 0.14 g/Km dell’ EURO1 ai  a 0.005 g/Km dell’ EURO6 mentre per i veicoli pesanti si e’ passati da 0.612 g/Kwh dell’ EURO I ai 0.01 dell’ EURO VI. Questo ha costretto i costruttori a introdurre i  filtri antiparticolato (DPF) sui loro prodotti. Il DPF è un filtro meccanico che intrappola il particolato impedendogli di uscire dal tubo di scappamento. Tutto bene quindi? In realtà non proprio perché il filtro dopo un certo periodo di utilizzo (circa 1000 Km) si riempie e va quindi svuotato. Come si fa? Si inietta un po’ di carburante nel filtro e se ne brucia il contenuto (il termine tecnico per questo processo è rigenerazione). In questa operazione si produce CO2+altre particelle più piccole le cosiddette particelle ultrafine o detto in maniera più accattivante le nanoparticelle.

E’ proprio su questo punto che il servizio de Le Iene incentra la sua critica.  La tesi sostenuta insieme con Stefano Montanari, è che i filtri antiparticolato fanno più male che bene perché nella rigenerazione  producono  particelle ultrafine, molto dannose per la salute avendo le dimensioni  giuste per depositarsi negli alveoli polmonari e quindi nel sangue.

Ci sono varie cose da dire:

1) il problema delle particelle utrafini è noto e, infatti, i nuovi standard di emissioni, oltre a un limite sulla massa del particolato (quello riportato sopra), pongono anche un limite sul numero massimo di particelle che un veicolo può emettere che è 6.0×1011 per ogni Km percorso.

2) la definizione di particelle utrafine è piuttosto complicata di per se’ in quanto si tratta di una miscela di più composti, alcuni molto volatili, che molto spesso si degradano rapidamente nell’atmosfera (nel giro di pochi minuti).

3) L’esperimento eseguito nel corso del servizio, così come è presentato, non dimostra proprio niente. Infatti, nel filmato lo scarico di due auto viene deviato su due filtri che poi vengono analizzati al microscopio elettronico. Nel caso di un’auto senza filtro, si vedono palline di metalli pesanti incastonati in una pallina più grande di particolato, mentre nel secondo le palline di metalli pesanti sono libere.  Viene quindi affermato che il secondo caso è più pericoloso del primo perché queste particelle ora possono entrare e depositarsi negli alveoli.  Questa affermazione se non è supportata da numeri non ha molto senso. La scienza ha bisogno di numeri e se non si quantifica quanto particolato “cattivo” viene prodotto NON si può trarre nessuna conclusione su quale dei due veicoli sia più pericoloso per la salute.

La morale che si ricava dal servizio è: si stava meglio quando si stava peggio. Siamo proprio sicuri?

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3 thoughts on “Si stava meglio quando si stava peggio

  1. Magari l’ esperimento e’ un po’ casereccio, ma devi convenire che il metodo di pulizia del filtro e’ un metodo un po’ barbaro e tecnologicamene primitivo. Una parte del particolato tornera’ pure nell’ atmosfera durante la pulizia.

    A me pero un po’ fa sorridere tutta ‘sta paura per le nanopolveri.

    Io sono ben piu’ impensierito dagli scarichi di una normale centrale a carbone, di quelle old school stile 1800… e ce ne sono molte in giro

  2. si leo convengo che l’idea del filtro e’ molto semplice ma funziona dannatamente bene. Non e’ perfetto e infatti qualcosa filtra durante la rigenerazione, ma molto meglio cosi’ che senza. La faccenda delle nanopolveri secondo me fa parte della pseudoscienza. Questo montanari che si autoproclama guri dello nanomalattie non ha nessuna pubblicazione all’attivo.

    Sulle centrali a carbone non so dirti. Immagino che ci siano tecnologie per ridurre le emissioni anche li’, tra l’altro credo che sarebbe “facile” visto che lavorano quasi in steady-state. Manca la volonta’ politica secondo me e la sensibilita’ dell’opinione pubblica a riguardo.

    Tra l’altro fa abbastanza sorridere che quando c’e’ l’allarme particolato in citta’ si blocchi il traffico auto che producono dal 20% al 30% del particolato totale.

    Con questo lungi da me dire che le auto non inquinano, anzi, il modo migliore per avere auto non inquinanti resta sempre non usarle.

  3. in effetti scorrendo la lista delle pubblicazioni del Montanari non si rimane impressionati ne dalle mole ne dal prestigio delle riviste.

    E’ sempre strano quando un esperto del campo non ha molta visibilita’ internazionale.

    Magari pero’ e’ in buona fede…

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