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Sindaci e re

Maurizio Valenzi, esponente del Partito Comunista Italiano, è stato sindaco di Napoli dal 1975 al 1983. A quanto ricordo, in anni in cui i sindaci non erano eletti direttamente, era piuttosto comune che questa carica finisse a funzionari di partito più o meno anonimi, che nel giro di poco tempo passavano la mano senza davvero lasciare un segno. Valenzi, e in maniera molto diversa Achille Lauro, un segno nella memoria di molti napoletani invece lo hanno lasciato, e vengono ancora oggi ricordati.

Lauro è celebre, tra le altre cose, per essersi procurato migliaia di voti regalando pacchi di pasta.

Valenzi, che è morto nel 2009 poco prima compiere 100 anni, ha raccolto la sua vita in un’autobiografia molto snella, fatta di tanti aneddoti raccontati in maniera diretta e leggera; Confesso che mi sono divertito (Tullio Pironti Editore). Racconta del suo arrivo a Napoli nel dopoguerra, dell’amicizia con Renato Caccioppoli, di quella con Eduardo De Filippo, del suo “Adda passà `a nuttata” alla fine di Napoli Milionaria e dei tanti altri esponenti della cultura e della politica incontrati in quegli anni. Tra questi, anche Giorgio Napolitano di cui era grande amico. A quanto vedo in rete, ne è stato tratto anche un documentario.

Copertina

La copertina del libro, autoritratto dell’autore

Fra i tantissimi aneddoti, ce ne sono alcuni che spiegano in poche righe tantissime cose della Napoli di quegli anni. Riporto sotto un episodio accadutogli quando Lauro era sindaco, quindi almeno 40 anni fa. Tragicamente, il brano è attualissimo.

Le donne dei vicoli sono in fermento, protestano contro inaccettabili condizioni di vita. Le sentiamo compagne. Gino Bertoli e io decidiamo di accompagnarle dal sindaco Lauro. Entriamo per primi. Bertoli è accolto bene, a me tocca un «E chisto chi è?». Cominciamo a illustrare l’urgenza del caso. Le donne, davanti alla porta, schiamazzano. «Ma ched’è ‘stu casino?», dice Lauro. «Facitele trasì». Le popolane avanzano urlando. Lauro prende il portafoglio e comincia a distribuire banconote. «Site `o rre nuosto!», gridano le donne, gli baciano le mani. Lauro le congeda: «Stateve bbone». Poi toma da noi: «E allora, che cosa volete?».

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