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Ancora usi e costumi

Christian Wulff

Giuro!

Il signore qui sopra si chiama Christian Wulff, e al momento è Bundespräsident, ovvero capo di Stato della Repubblica Federale di Germania. Da un capo di stato di un paese come la Germania ci si aspetta uno standard di moralità molto alto, eppure da qualche settimana si parla molto di alcune sue condotte che sarebbero molto al di sotto di questo livello. L’Affäre Wulff, riguarda il fatto che il presidente, quando era governatore della Bassa Sassonia (Hannover, in alto a sinistra), si sarebbe fatto accordare un prestito a un tasso molto vantaggioso da un amico imprenditore. Ottenere questo benefit in quanto politico è già, secondo molti, illegale. C’è di peggio che Wulff ha negato la circostanza ai tempi del suo incarico di governatore. Poco prima di Natale ha dovuto ammettere la sua gestione non trasparente scusandosi. Tutto bene? Non proprio, perché è venuto fuori che il geniale capo di Stato, proprio quando la stampa stava per rivelare questa condotta, ha pensato bene di fare una telefonata al giornale, minacciando “conseguenze” se avessero pubblicato la storia. Che un capo di Stato minacci la stampa, è cosa già molto inopportuna in un paese europeo “normale”. Quando poi la stampa in questione è la Bild, tabloid che di norma pubblica ragazze nude in copertina, siamo nel grottesco. Se poi il geniale presidente tedesco decide addirittura di lasciare le sue minacce sulla segreteria telefonica, la cosa diventa abbondantemente ridicola.

Ieri un amico mi diceva: “È incredibile come quest’uomo sia cocciuto e non voglia dimettersi! E inoltre, questo suo circondarsi di arricchiti che pensano solo a soldi, party e macchine. Invece di circondarsi di intellettuali e persone di cultura. E pensa che un sondaggio dice che una grande percentuale di elettori ancora lo supporta!”.

Sapessi!

Update:

Nello scorso post raccontavo di Hildebrand, il presidente della Banca Svizzera accusato di aver speculato sul franco svizzero. La novità è che, contrariamente a molte previsioni, si è dimesso. L’Economist lo indica come esempio che Wulff dovrebbe seguire. Curiosamente, anche la somma in ballo è molto simile, intorno al mezzo milione di euro.

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