ambiente/scienza

Rette parallele

Update 2 ottobre: il 29 settembre scorso Antonio Pascale scrive del Golden Rice sul Post.

Attention conservation notice: post lunghetto, sugli OGM, i vaccini, la scienza e il rischio. Pedante.

Qualche settimana fa ho assistito a una conferenza di Ingo Potrykus, fino al 1999 professore di “Plant Sciences” al Politecnico Federale di Zurigo. Potrykus è noto nell’ambiente scientifico per il suo progetto Golden Rice, una varietà di riso ricco di betacarotene (provitamina A, quella che viene poi trasformata in vitamina dal nostro organismo). La storia, in breve, è la seguente: la pianta di riso è in grado di produrre naturalmente betacarotene, solo che lo fa in tutte le sue parti tranne nel chicco, dove invece servirebbe a noi che il riso lo mangiamo. Dalle nostre parti questo non è un problema, in quanto la dieta ci permette di assumerne in molti altri modi. In altre parti del mondo, dove il riso rappresenta la gran parte dell’alimentazione, questo provoca una carenza di vitamina A che affligge in particolari bambini e donne incinte. Si stima che la VAD (vitamin A deficiency) sia responsabile di alcuni milioni di bambini morti all’anno. Milioni. Da molti anni Potrykus e collaboratori lavorano a questa varietà di riso che è in grado di sintetizzare il betacarotene anche nel chicco. Per questo impegno è anche apparso sulla copertina di Time, come potete vedere a lato.

Già, potrebbe salvare milioni di vite, ma non è ancora sul mercato. Questo perché, per ottenere il riso dorato, i ricercatori hanno dovuto inserire nel suo DNA due geni che gli fanno sintetizzare betacarotene nel chicco, e questo lo rende un OGM (organismo geneticamente modificato). La copertina di Time fa intendere che sono stati i “protesters” a rallentare la diffusione del riso, ma Potrykus nel suo seminario raccontava che non sono stati l’ostacolo maggiore. Quello è venuto, spiegava, dalle regolamentazioni. Sorprendentemente, queste sono le stesse più o meno ovunque nel mondo, e sono ovunque estremamente restrittive nei confronti degli OGM. A suo dire, e io sono altrettanto convinto, senza un valido motivo.

Il riso che mangiamo noi, e questo vale per molti altri prodotti, è tutt’altro che naturale. La figura sotto, mostrata durante il seminario, cerca di spiegarlo.

Il Golden Rice è ottenuto dalla varietà commerciale IR 64. Non sono un agronomo, ma a quanto capisco questa è stata ottenuta dal riso selvatico con una serie di mutazioni genetiche, che vedete rappresentate in basso a sinistra. Ogni barra verticale colorata rappresenta una modifica: in giallo le mutazioni, in rosa le ricombinazioni, in blu scuro le traslocazioni e in celeste le rimozioni. Svariate decine. Il Golden Rice ha due modifiche aggiuntive alle dozzine già presenti (in basso a destra), ottenute “ingegnerizzando” in maniera mirata la varietà IR64. Per queste due modifiche le norme richiedono anni e anni di test che non sono stati richiesti alla prima varietà.

“Perché?” abbiamo chiesto a Potrykus alla fine del seminario. D’altronde dopo vent’anni un’idea se la sarà fatta. Primo perché chi ha fatto le norme per primo, nei paesi occidentali, non conosce problemi di malnutrizione. E secondo perché, agli inizi, questa tecnologia non fu associata a un progetto come quello del Golden Rice, studiato esclusivamente per salvare la vita di qualche milione di persone. Se fosse stata questa la prima applicazione, la storia forse sarebbe stata diversa.

Quando sento parlare di OGM, mi viene sempre in mente la storia della patata biodinamica, che ho letto nel libro “Scienza e sentimento” di Antonio Pascale . Una patata cresciuta senza pesticidi, che per proteggersi dagli insetti comincia a produrre una sostanza che manda molti consumatori al pronto soccorso. Potete trovare la storia in questo blog, tra gli altri commenta lo stesso Pascale.

Hepatitis B Virus

HBV (hepatitis B virus), illustrazione di D. Goodsell

Ad ogni modo, qualche giorno dopo il seminario ho sentito un’altra storia interessante, apparentemente del tutto slegata; lo sviluppo del vaccino per l’epatite B. Verso la fine degli anni settanta, Maurice Hilleman sviluppò un vaccino in grado di prevenire l’infezione da virus dell’epatite B (HBV). Quello che fece fu raccogliere sangue di persone che erano infette, separare il virus dal plasma (la parte liquida del sangue) e trattare questo con delle sostanze chimiche che lo inattivassero (urea, pepsina e formaldeide, per gli appassionati). Poi testò il composto per essere sicuro che non vi fosse più alcun virus vivo, né HBV né altri virus conosciuti. Il vaccino funzionò alla grande, non vi era traccia di altri virus e dava un’ottima protezione. Però, era comunque ottenuto dal sangue di persone infette, e questo non dava serenità al pubblico. Col senno di poi possiamo dire che “era il vaccino più sicuro ottenuto dal materiale biologico più pericoloso che sia mai stato sviluppato”. Infatti tutto questo accadeva negli anni settanta, e il sangue era spesso prelevato da omosessuali, anche in città come New York. Si sarebbe saputo poi che era da poco arrivato in quella comunità l’HIV. Nessuno però sviluppò mai alcuna infezione a causa del vaccino (diciamo che nulla poteva sopravvivere al trattamento per inattivare i virus). Dopo qualche anno che era in commercio, fu sostituito dal secondo vaccino per l’HBV. Questo secondo vaccino era stato sviluppato con la tecnica del DNA ricombinante, ovvero era stato preso dal virus HBV il gene che codifica per l’involucro (la parte di DNA che dice come “costruire” l’involucro del virus) ed era stato inserito nel lievito. Il lievito cominciava così a esprimere (ovvero a produrre) proprio la proteina che forma l’involucro dell’HBV. Questa veniva estratta e usata come vaccino. Ciò permise di superare le preoccupazioni legate alla sicurezza, grazie a una tecnologia che aveva permesso di inserire il gene di un organismo in un altro. La stessa tecnica fu poi usata anche per altri vaccini.

Sicuramente la discussione da un punto di vista tecnico potrebbe andare molto più in profondità. Ma mi sembra già interessante notare il cambiamento. Da un lato, considerare sicuro un prodotto ottenuto modificando in maniera mirata le informazioni genetiche presenti in un organismo, quando questo è un lievito cui viene detto di produrre parte di un virus. Dall’altro, considerare non sicura una varietà di riso cui viene detto di produrre betacarotene nel chicco, sapendo che lo produce già nel resto della pianta. I vaccini hanno salvato milioni e milioni di vite umane, si spera che il Golden Rice faccia lo stesso quando arriverà sul mercato. Ancora una cosa che mi convince che l’opposizione agli OGM è, in larga parte, immotivata.

P.S. Il vaccino per l’epatite B è obbligatorio in Italia per i neonati.

Annunci

3 thoughts on “Rette parallele

    • Azzardo una risposta, pur non essendo del campo. Sulla pagina del progetto Golden Rice c’è una lista di paesi duramente colpiti da VAD (http://www.goldenrice.org/Content3-Why/why4_facts.php). Dal sito della FAO http://faostat3.fao.org/ si possono scaricare i dati di produzione di carote e rape (sono aggregati, purtroppo). Dei paesi della lista mancano dati per Bangladesh, Cambogia, Myanmar e Vietnam. L’Indonesia ha prodotto nel 2010 poco più di quattrocentomila tonnellate (dati ufficiali), e ha una popolazione di circa 250 milioni di abitanti. Se ho fatto bene i conti fanno quattro miseri grammi di carote e rape al giorno pro capite. Affidarsi invece a qualcosa che viene coltivato in loco e del quale la popolazione mangia già alcune centinaia di grammi al giorno mi sembra più semplice.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...