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Opportunità

La mail qui sotto l’abbiamo ricevuta dal nostro Leo (che un giorno magari avrà voglia di scrivere qui in prima persona).

Giorni fa ho invitato per un caffè un manager di una multinazionale nel settore software e consulenza. Hanno alcuni sedi in Italia, di cui una a Napoli. Mesi fa contattarono il manager locale a Napoli per un possibile lavoro con un’azienda di un paese europeo. Il costo del lavoro nella filiale del sud è comparabile a quello dell’India, se non inferiore. Ad ogni modo il manager di Napoli, mostrando una certa professionalità, ha dovuto rifiutare la commessa: il suo team sarebbe stato in grado di fornire supporto tecnico, ma non era capace di interfacciarsi con i clienti stranieri perché l’inglese dei suoi dipendenti non è soddisfacente.

Ho tratto da questa storiella che presumo vera alcune lezioni:

1. il costo del lavoro in Italia è già basso e non è diminuendo ancora gli stipendi che si diventa competitivi;

2. il sud Italia potrebbe diventare una specie di India per i mercati europei se solo si avessero tecnici che parlassero inglese e fossero ben preparati. Ci penso da molto tempo e, geopolitica a parte, molti dei centri computazionali che ho visto in india, avrebbero potuto essere creati, che ne so, a Trieste, con vantaggi al netto per le casse delle aziende, se solo università e governo fossero stati un po più svegli;

3. non si possono continuare a sfornare ingegneri e tecnici che non sanno parlare un po’ di inglese.

Un paio di considerazioni da parte mia.

Siamo in campagna elettorale, ma non questo né altri temi collegati mi sembra siano in cima alle discussioni. Nonostante l’ISTAT ci delizi periodicamente con le cifre della disoccupazione giovanile (che i giornali continuano a mistificare), si passa il tempo a parlare di IMU.

A quanto detto da Leo sulle responsabilità di governo e università aggiungo: se fossero i sindacati a fare qualche proposta, invece di lamentarsi che McDonald assume tremila persone in Italia “ma tutti precari“? Mi chiedo se in passato si siano preoccupati del fatto che perdevamo competitività non solo perché i cinesi lavorano anche la notte di Natale, ma soprattutto perché diventavamo più scarsi.

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