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La promiscuità del cereale

Attention conservation notice: solito rantolo sugli OGM, Taleb, cibo, grano. Volevo farlo più breve, ma non ho avuto tempo.

English version below.

Qualunque comunicatore che sappia il fatto suo ha i suoi trucchi per strappare applausi. Negli ultimi anni poi, se uno parla della finanza cattiva può star certo che la stragrande maggioranza dei presenti annuirà complice, pensando Michael Douglas che interpreta Gordon Gekko nel film Wall Street. In maniera simile, parlare di agricoltori che si sacrificano per mandare avanti i loro raccolti biologici, resistendo stoicamente alla prepotenza delle multinazionali che vogliono imporre le loro sementi OGM, ci farà subito prendere le parti dei primi. Sia chiaro: non nego affatto che nella finanza ci siano incentivi perversi che hanno portato, tra le altre cose, alla crisi del 2008, e neppure che gli agricoltori si spacchino davvero la schiena con un lavoro che è rischioso economicamente e fisicamente. Solo che, come dicevano in tanti, il problema è più complesso.

Di recente ho avuto un breve scambio di battute online con Nassim Taleb, scrittore statunitense famoso per le sue critiche ai modelli usati attualmente dal sistema finanziario. Lo scambio è stato breve perché ci ha messo poco a darmi dell’idiota (a quanto pare sono in buona compagnia). In estrema sintesi, Taleb sostiene tra le altre cose che la finanza trascura il fatto che un evento molto grande, estremo, provoca più danni di due eventi grandi la metà, molti più danni di tre eventi grandi un terzo e così via. Se fallisce una grande banca, i danni saranno più del doppio di quelli avuti se fallisce una banca grande la metà. In conseguenza di questa osservazione, e con un salto logico non banale, ritiene di dover mettere in guardia dai terribili rischi degli organismi geneticamente modificati.

Per dirla con le sue parole:
Top-down modifications to the system (through GMOs) are categorically and statistically different from bottom up ones (regular farming, progressive tinkering with crops, etc.) To borrow from Rupert Read, there is no comparison between the tinkering of selective breeding and the top-down engineering of taking a gene from a fish and putting it into a tomato. Saying that such a product is natural misses the statistical process by which things become “natural”. N.N. Taleb articolo apparso in Longplayer.

Tralasciamo la storia del gene preso dal pesce e messo nel pomodoro (che equivale a dire che non dovremmo usare aerei o elicotteri perché le macchine volanti di Leonardo non funzionavano). Per quanto riguarda gli OGM quindi, Taleb dice che ci inseriamo in un sistema complesso che si è evoluto per millenni con piccoli e spontanei aggiustamenti (regular farming, progressive tinkering with crops) che sono quindibottom-up. Troppo rischioso intervenire con delle modifiche dall’alto (top-down): le conseguenze potrebbero essere catastrofiche, per di più in un settore così critico per la sopravvivenza come quello dell’alimentazione. Insomma, non ne vale la pena.

Ma è proprio così? I vegetali che mangiamo oggi si sono davvero evoluti lentamente nel corso dei secoli per diventare parte della nostra dieta? E davvero non ci servono? I quattro lettori forse ricorderanno la storia del Golden Rice, di cui abbiamo già discusso in precedenza, che permetterebbe da solo di salvare svariate centinaia di migliaia di vite in paesi in cui la dieta è costituita prevalentemente da riso. Questo dovrebbe perlomeno far sorgere qualche dubbio a chi dice che non ci sarebbero benefici.

E per quanto riguarda i rischi?

Ora, le espressioni top-down e bottom-up sono già di per sé un campanello d’allarme. Sentire poi che il riso o il grano che mangiamo sarebbe “naturale” lascia molto, molto perplessi. Proviamo a capirci. Tutti gli organismi viventi conosciuti sono basati sul DNA (i virus anche sull’RNA, ma qui non ce ne occupiamo), ovvero su una lunghissima lista di elementi, chiamati basi, di quattro tipi diversi. Un lungo romanzo scritto in una lingua con sole quattro lettere. Quanto lungo? Milioni di basi, per organismi come i batteri, miliardi di basi per l’uomo. In mezzo ci sono il cacao (meno di mezzo miliardo), il riso (idem), la cannabis (stimata sopra gli 800 milioni) e si possono fare numerosi altri esempi. E il grano? Circa 17 miliardi di basi, cinque volte il genoma umano. In pratica, solo guardando alla lunghezza del genoma, e solo prendendo le piante, si osserva una gigantesca varietà. Non male se davvero la natura effettua solo modifiche graduali e progressive. Forse che questa natura sia capace anche di imprimere cambiamenti ben più drastici di quanto uno immagini? Per inciso, un argomento similie viene spesso usato dai creazionisti per giustificare le loro credenze: con la sola evoluzione non si potrebbe cambiare radicalmente la struttura di un essere vivente. Falso.

Ma concentriamoci sul grano. Per apprezzare pienamente come siamo arrivati al cerealeforse più importante della nostra dieta (Triticum aestivum, ovvero il grano tenero, diverso dal Triticum durum con cui in Italia facciamo la pasta), dobbiamo ricordare una lezione di biologia delle superiori. Noi esseri umani siamo organismi diploidi, ovvero in ogni nostra cellula il DNA è organizzato in 46 cromosomi, divisi in 23 coppie. In ogni coppia di cromosomi ce n’è uno ereditato dal padre e uno dalla madre. Il grano ha invece 7 cromosomi, ma di ognuno ce ne sono 6 versioni: totale 42 cromosomi. Ovvero, il grano che mangiamo è un organismo esaploide. Solo che non lo è da sempre. O meglio, le varietà che coltiviamo oggi sono il frutto dell’incrocio fatto secoli fa tra iltetraploide Triticum dicoccoides (forse traducibile in farro selvatico) e il diploide Aegilops tauschii (una graminacea). Mi sembra difficile che questo rientri nella categoria “progressive tinkering with crops” che si considerano sicure. E infatti nel processo di addomesticazione, tra le altre cose, intere famiglie di geni si sono perse. Quindi l’incrocio tra piante così diverse, che cambia radicalmente tutta la struttura del genoma, che fa perdere intere famiglie di geni, che modifica la composizione e la localizzazione di quelli che rimangono, è da considerarsi un cambiamento graduale. Modifiche puntuali a uno o comunque pochi geni alla volta, in maniera controllata, viene invece considerato innaturale ed estremo. Andate a vedere le figure 2 e 3 dell’articolo di Taleb e ditemi dove mettereste l’incrocio e dove l’inserimento di un gene.

È sulla base di questo discorso pseudo-scientifico che vogliamo stabilire cosa può arrivare sulle nostre tavole o no? A me la domanda sembra equivalente a un’altra: vogliamo che sia un omeopata o naturopata a decidere quali farmaci autorizzare o meno?

Letture consigliate:

Per chi vuole leggere qualcosa sulle tecniche di breeding basate sulle radiazioni che hanno portato alle varietà attualmente coltivate e che meriterebbero un post a parte:


Any communicator worth his salt knows a trick or two to trigger applause. Speak of rogue finance and almost everybody will nod in agreement, their mind at Gordon Gekko. In a similar fashion, rant on GMOs and how the farmers try hard to fight the crop companies promoting them. Who do you think the public will sympathise with? I’m not here denying the presence of perverse incentives in finance, leading, among all, to the recent financial crisis. Nor I want to undermine the effort farmers put into their work, risky and unsafe at times. But, as it’s often said, it’s just a bit more complicated.

I was recently engaged in an online brief conversation with Nassim Taleb, the writer famous for his critics at the models currently used in finance. The conversation was short because it didn’t take long to him to call me idiot (and it looks like I’m not alone). Cutting a long story short, Taleb claims that finance tends to neglect the rare, extreme events and their larger-than-expected consequences. A big shock will make more damages than two shock half its size, way more than three shocks each one third and so on. Then, with some leap of faith, he affirms some policy implications of this law, including the risks of GMOs.

Literally:
Top-down modifications to the system (through GMOs) are categorically and statistically different from bottom up ones (regular farming, progressive tinkering with crops, etc.) To borrow from Rupert Read, there is no comparison between the tinkering of selective breeding and the top-down engineering of taking a gene from a fish and putting it into a tomato. Saying that such a product is natural misses the statistical process by which things become “natural”. N.N. Taleb article apparso on Longplayer.

Let’s not even bother with the story of the fish gene inserted into the tomato (which is somehow like refusing to use aircrafts because Leonardo’s flying machines did not work). Taleb says that manipulatingtop down such a complex system that evolved through the centuries with small, spontaneous changes (regular farming, progressive tinkering with crops) that are indeed bottom up is too dangerous. Consequences might be disastrous, in a critical sector like food. In conclusion, not worth it.

Is it true? Do we really eat only vegetables that evolved slowly through the centuries? And are they really unnecessary? One of my favourite stories is that of Golden Rice that we covered here (in italian). Alone, it would save hundreds of thousands of lives in developing countries where the diet is based on rice. That should at least make the sceptics think twice before saying that we don’t need GMOs whatsoever.

And what about the risks?

I have to confess that top-down and bottom-up already set my alarm off. Reading that rice or wheat we eat nowadays is “natural” makes me at least raise my eyebrows. Let’s be more precise. All living organisms are based on DNA (viruses also on RNA, but we don’t care here), i.e. on a very long list of elements, called bases, of four different kinds. A long novel written in an alphabet with only four letters. How long? Millions of basis for bacteria, billions for the human. In between cocoa (below half a billion), rice (idem), cannabis (above 800 millions) and so on. Wheat? Approximately 17 billions basis, five times the human genome. Just looking at the size, and only among plants, a huge variety. Not bad for a Nature only making gradual changes. By the way, a similar argument is often used by creationists to support their beliefs: evolution alone cannot change drastically the structure of an organism. Wrong.

But let’s give a closer look at wheat. In order to appreciate the wonder of the most important cereal in our diet (Triticum aestivum, different fromTriticum durum we use to make pasta in Italy) we need a high school lesson of biology. We, humans, are diploid organism: the DNA in our cells is organised in 46 chromosomes, arranged in 23 pairs. In each pair one is inherited from the father and one from the mother. Common wheat has seven chromosome, but six copies of each: in total 42 chromosomes. Common wheat is hexaploid. But it hasn’t always been so! The breed we eat today was obtained centuries ago breedingTriticum dicoccoides (wildemmer, tetraploid) with Aegilops tauschii(Tausch’s goatgrass, diploid). Is this what Taleb means by “progressive tinkering with crops” considered to be safe? In this domestication process, besides changing the ploidy, entire gene families were lost. So, breeding so diverse plants, modifying dramatically the genome structure, losing entire gene families, modifying others, must be considered gradual. Changing one or at most a handful of genes, in acontrolled manner, is unnatural and extreme. If you look at figures 2 and 3 in Taleb’s paper, where would you fit these two changes?

Should we decide what to eat based on such a pseudoscientific argument? Would we ask a naturopathic or homeopathic practitioner which drugs should be licenced?

Recommended readings:

Something on the breeding techniques based on radiations that were used to obtain currently available crops

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