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La terra dei bachi

Se l’ultimo post è più vecchio di una settimana, vuol dire che il blogger è morto, dice una regola del web. Da queste parti non ci facciamo vedere da mesi, ma siamo vivi, il nostro a.r.p. e io.

Qui parliamo spesso del nostro paese e, dato che sia noi sia tanti nostri lettori hanno esperienze di vita all’estero, parliamo spesso del confronto tra Italia e “Estero”.

Qualche tempo fa in una radio italiana intervistavano un giornalista statunitense da molti anni in Italia, sposato con un’italiana, che parla perfettamente la lingua etc. (mi sembra fosse un corrispondente del Financial Times). Non ero nelle condizioni di sentire bene tutto, ma dopo alcune sue affermazioni, la conduttrice italiana gli fa “dalle tua parole emerge un quadro della situazione italiana tutto sommato positivo. Ti renderai certo conto che questo è in netto contrasto con quello che avvertiamo noi italiani!”. “Certo” le risponde. “Forse uno dei problema principali è proprio questo continuo buttarsi giù di voi italiani senza riconoscere quanto di buono avete fatto e fate. Un pochino di sana autocelebrazione non farebbe male”.

Incredibile, vero? Un giornalista straniero che vive in Italia da anni e invece di dire peste e corna del nostro paese, dice che dovremmo passare un po’ di tempo a festeggiare i nostri successi, senza riferirsi a quelli sportivi!

Esempi di questa nostra autoflagellazione? Si parlava di recente delle carrozze del silenzio presenti su alcuni Eurostar, e di come possa capitare di trovare qualcuno che se ne frega e passa il tempo al telefono. “La tipica cosa all’italiana”, sentenzia qualcuno. Tocca a me far notare come un collega tedesco, pochi giorni prima, lamentava con me che in Germania spesso nelle carrozze silenziose prenotano intere famiglie con bambini; non proprio l’ideale per un viaggio tranquillo. Solo, lui non ha aggiunto “la tipica cosa alla tedesca” alla sua lamentela.

Qui in Svizzera potete fare un esperimento. Prendete un gruppo di persone che devono rinnovare il permesso di soggiorno omogeneo per provenienza (stati EU), età e lavoro (studenti di PhD presso la stessa università). Mandateli all’ufficio immigrazione e vedrete che ognuno tornerà a casa con un permesso diverso. Se farete notare che, visto che il vostro contratto è di 13 mesi e quindi superiore a un anno, per legge avete diritto al permesso di un tipo piuttosto che di un altro, la risposta potrà essere “Ma è solo un mese in più!”. Se conoscete personalmente il funzionario, o riuscite a blandirlo con una mail gentile, potrete ottenere di allungare a suo piacimento la validità del permesso. Immaginate uno straniero che dovesse avere un’esperienza simile in un ufficio pubblico italiano!

Non di rado ci si lamenta della sanità italiana, a volte con ottime ragioni. Chi arriva qui non riesce a credere ai suoi occhi: ospedali nuovi e puliti, attrezzature all’avanguardia, liste d’attesa brevi e appuntamenti rispettati. Tutto questo ha un costo però, che spesso chi vive qui dimentica. La Svizzera spende quasi il doppio dell’Italia per persona per anno, anche considerando il differente potere d’acquisto delle valute. I costi sono in continua crescita (a me sono stati prescritti diverse volte trattamenti sulla cui utilità avrei molto da ridire) e sempre più persone devono ricorrere a sovvenzioni statali per pagare l’assicurazione sanitaria (privata).

Health Expenditure per capita OECD 2013

Costo del sistema sanitario per persona per anno, a pari potere d’acquisto.

Credo che il mondo abbia tantissimo da imparare dagli svizzeri sull’organizzazione del lavoro e sul come lo si prenda sul serio. Tantissimo. Sull’attenzione per l’innovazione tecnologica, sull’educazione di alto livello e sulla cura del territorio. Ma tante sfide che le società di questi anni devono affrontare sono comuni a molti paesi. E non è il nostro l’unico ad avere difficoltà a confrontarcisi.

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